
Il punto cruciale e' sapere se si tratta di persone allettate e/o con gravi demenze, oppure di persone autosufficienti e mentalmente coscienti.
1 - Nel primo caso e' preferibile usare le loro narrazioni, quindi farli partecipare con il racconto, la discussione e l'osservazione, mentre diventa difficile o impossibile, a seconda della gravita', farle partecipare fisicamente al lavoro teatrale e corporeo. Abbiamo svolto un progetto a Gorizia in una casa di riposo, assieme a un gruppo di volontari. Dopo una fase di formazione dei volontari come gruppo e formazione al metodo teatrale, abbiamo intervistato gli anziani sulle loro vite, episodi piacevoli e no del passato, situazioni collettive o individuali vissute (guerra, infanzia, matrimonio, ecc.), stando attenti a non toccare troppo profondamente argomenti dolorosi.
L'idea generale era di arrivare dopo un percorso a intervenire anche sull'oggi, a partire pero' dal ricordo di ieri e introducendo l'idea di cambiamento possibile, di dignita' personale, di storia, senza l'interruzione dovute allo spostamento in casa di riposo. Insomma si trattava di un percorso di empowerment che arrivasse a dare loro voce su come migliorare la vita in Istituto.
Dopo questa raccolta di storie il gruppo ne ha selezionate alcune, quelle che risuonavano di piu' personalmente (anche questo e' un principio del TdO, di parlare di cio' che risuona e non di cio' che e' importante o giusto intellettualmente).
Usando un adattamento delle tecniche del Playback Theatre si sono messe in scena con improvvisazioni alcune sequenze; il gruppo ha poi provveduto alla scenografia e costumi. Un'altra tappa importante e' stato far rivedere le storie agli anziani, sia individualmente che a gruppetti. Lo scopo era quello di stimolare la memoria, la precisione, l'ascolto, la dignita' personale rimandando l'importanza della propria storia, ma anche di mettere assieme, di creare un'atmosfera di ascolto, un'occasione di socializzazione basata su fatti concreti e tangibili come una rappresentazione teatrale.
Alla fine della prima fase di lavoro si e' costruita una serata di presentazione pubblica dentro l'Istituto, delle 4-5 storie piu' significative, teatralmente mediate. Il pubblico di una cinquantina di ospiti era comodamente seduto su poltrone, le stesse dove stava tutto il giorno guardando la TV, in modo isolato. Questa volta quasi tutti hanno partecipato, sia con l'attenzione prolungata che con applausi e commenti, alla rappresentazione. Il clima era di rito collettivo, ognuno era in contatto con le altre persone del pubblico e col palco, mediati dal fatto teatrale.
I narratori si sono sentiti importanti e hanno visto riconosciuto il proprio ruolo, gli spettatori si sono riconosciuti nelle storie come analoghe alla propria vita e hanno tenuto un'attenzione di gran lunga superiore a quella abituale. L'importanza del narrarsi e dell'autobiografia e' ben esplorato da Duccio Demetrio, come metodo che da' senso alla propria vita, la riordina, la fa connettere con le vite altrui.
Gli Ass.sori presenti hanno commentato:
Avendo avuto piu' tempo e' ipotizzabile che si sarebbe potuto creare un gruppo misto di anziani e operatori e volontari, mettere in scena storie piu' complesse e magari intrecciare quelle singole in un'unica composizione.
2 - Nel secondo caso il lavoro puo' essere simile ad altri gruppi adulti, un lavoro di coscientizzazione sulla propria vita e le circostanze difficili o oppressive. In particolare un gruppo inglese lavora sui confini tra lavoro e pensione, un momento liminale di grande criticita', soprattutto per uomini abituati a un ruolo attivo e importante in famiglia e al lavoro che si trovano da un giorno all'altro col tempo vuoto del pensionamento. Chi non ha hobby o non si e' creato relazioni amicali o familiari forti deperisce, si trova disorientato. Cosi' il gruppo lavora con anziani vicini od oltre tale fase per aiutarli a condividere il problema, a trovare idee anche nel confronto con gli altri, a proporre questo tema ad altri anziani.
Noi abbiamo fatto alcune esperienze con circoli anziani nel milanese e a Genova, proponendo uno spettacolo Forum da noi costruito su temi a loro adatti, o co-costruito nel laboratorio teatrale e organizzando in momento Forum pubblico dove gli attori hanno mostrato questi temi a un pubblico piu' largo. I temi possibili sono molti e vanno scelti come e' lo stile TdO col gruppo stesso, aiutando a superare individualismo e chiusura dove si manifestano.
Nella creazione di spettacoli si potrebbe riprendere un'idea centrale del lavoro psichiatrico che e' quello di partire da loro storie, desideri, improvvisazioni e valorizzare cio' che sanno fare invece di denunciare i limiti; o addirittura valorizzare il limite (per es. una persona che parla poco puo' essere in un ruolo dove non serve parlare, anzi, meglio che agisca in silenzio).
3 - Un lavoro fatto bene in Inghilterra da un gruppo TdO chiamato Age Echange, riguarda il lavoro con i pre pensionati, persone che sono ai limiti del lavoro e stanno per andare in pensione; siccome e' noto che questo passaggio e' traumatico per molti, soprattutto maschi, persone che si sono identificate totalmente nel lavoro e non hanno hobby o vita amicale e familiare significativa, il gruppo mette in scena, con attori anziani, questi momenti e si presenta a gruppi di altri anziani vicini alla pensione o appena pensionati, per interpellarli col Forum e prevenire la crisi, cercando alternative di vita, come ristrutturarsi in previsione questa nuova fase di vita, ecc.
4 - Un lavoro importante anche se indiretto e' stata la formazione di personale ASA con un laboratorio teatrale che facesse esplorare e sentire l'importanza della relazione non verbale con l'anziano, che permettesse di immedesimarsi in anziani e nei loro bisogni e richieste non verbali e quindi di capire e accettare meglio il loro punto di vista. Anche il contatto corporeo si e' rivelato un passaggio importante di consapevolezza nella sua importanza affettiva con l'anziano.
Nell'emersione dei problemi delle ASA abbiamo raccolto almeno due dimensioni:
la fatica di lavorare con un'immagine del ruolo svalutante, il sentirsi cioe' l'ultima ruota del carro, quella pero' a piu' diretto contatto con l'utenza e le sue richieste a volte oppressive. A questo si aggiunge a volte la discriminazione e gli stereotipi che gli immigrati subiscono in quanto tali in Italia.
la difficolta' a stare in una relazione dove l'anziano, a volte per rivalsa, si vendica sul personale ASA con richieste insistenti e rende faticosa una relazione corporea e psicologica gratificante. Un altro aspetto importante di lavoro e' quello sulle condizioni di lavoro che sono imposte dall'Istituzione; a volte i ritmi serrati ostacolano la creazione di queste relazioni di attenzione e cura, per cui senza un lavoro anche in direzione strutturale, il solo lavoro relazionale a volte risulta inconcludente.